Consigli di lettura di luglio!

Pablito El Drito | Luglio, 2026 | them


Luigi Veronelli, Ode al vino e all’anarchia, Eleuthera

Luigi Veronelli, enologo, editore e giornalista oggi avrebbe 100 anni. A celebrarlo, ovviamente, non ci pensa il governo più autoritario, passatista e repressivo della storia repubblicana, ma Eleuthera, prestigioso editore libertario, che nel 1991 pubblicò un suo celebre libro, Vietato vietare: tredici ricette per vari disgusti. Per festeggiare il suo centesimo compleanno l’editore milanese ha dato alle stampe un’antologia di testi curati dalla sua collaboratrice Simonetta Lorigliola, che ha raccolto svariati articoli pubblicati nell’arco di un quarantennio su riviste di enologia e di cucina, ma anche di politica, come la compianta A rivista anarchica. Veronelli infatti non ha mai nascosto la sua passione libertaria, la sua avversione per la società massificata figlia della burocrazia, della tecnologia e della macchina, portando avanti scritto dopo scritto un’instancabile critica al progresso capitalistico, foriero di non solo omologazione – Veronelli è un no-global ante litteram – ma anche di distruzione dell’equilibrio tra uomo e natura. Coltura e cultura, coltivazione della terra e cura per la conoscenza intellettuale, vocaboli che hanno la stessa radice ma differiscono solo per una vocale, sono al centro della riflessione del prolifico autore (125 libri pubblicati in vita, roba da Guinness dei primati). Il vino, grande protagonista nella parabola esistenziale dell’intellettuale milanese, si pone tra uomo e terra, è medium, sintesi perfetta di coltura e cultura. Veronelli stupisce per le sue osservazioni che esulano il buon bere e mangiare, toccando i più svariati ambiti, come l’architettura, la pittura, la storia locale, la letteratura, i dialetti, le leggende. Ode al vino e all’anarchia è una raccolta preziosa, che testimonia la curiosità, l’impegno e l’inguaribile ottimismo di uno dei pilastri della cultura materiale italiana del Novecento.

Luca Rondi, Frontiera Albania. Come la deportazione si è fatta modello e chi ci guadagna, Altreconomia

Luca Rondi è un giornalista d’inchiesta che si occupa da anni della questione della detenzione amministrativa dei migranti. È stato coautore di Respinti. Le ‘sporche’ frontiere d’Europa dai Balcani al Mediterraneo (2022) e di Gorgo cpr. Tra vite perdute, psicofarmaci e appalti milionari (2024) e alcuni suoi saggi compaiono in Chiusi dentro. I campi di confinamento nell’Europa del XXI secolo (2024). Questa volta ha deciso di puntare la lente sull’accordo tra Roma e Tirana che ha portato alla costruzione della struttura detentiva di Gjader. Venduto come un esempio di gestione “rivoluzionaria” da Meloni, dalla sorella Arianna e dal cognato Lollobrigida, la detenzione amministrativa offshore non è un’invenzione nostrana, ma un modello importato dall’Australia, il cui “padrino” è stato Alexander Downer, ex ministro degli affari estri del governo di Camberra. Questo primo CPR offshore inaugura un modello di detenzione che ha già più volte violato le leggi e il diritto internazionale e la cui gestione oltretutto è stata affidata a Mediohospes, un colosso del terzo settore dal passato poco limpido visto che è stato coinvolto nell’inchiesta giudiziaria “Roma capitale” che si è aggiudicato un appalto di 133 milioni di euro. Un opera costosissima, clamoroso esempio di sperpero di denaro pubblico, il cui costo di gestione è dalle 18 alle 28 volte superiore a quello di un CPR sul territorio italiano. Un lager del XXI secolo che ripropone, aggravandoli, i problemi già riscontrati nei centri di detenzione amministrativa italiani: condizione di detenzione al di sotto degli standard delle carceri, “ospiti” imbottiti di psicofarmaci, violazione del diritto d’asilo e del diritto alla cura, gestioni opache o criminali.

Sergio Fontegher Bologna, Vivere su linee di confine. I miei primi vent’anni a Trieste, Agenzia X

Sergio Bologna, noto per avere fondato riviste come “Classe Operaia” e “Primo maggio” e per il suo lavoro di storico specializzato nel settore marittimo portuale, riesce a stupire con un’autobiografia che racconta i suoi primi vent’anni di vita nell’amata Trieste. Racconta del quartiere operaio in cui è vissuto, del padre, tecnico specializzato di simpatie fasciste, della madre, donna affascinante ed elegante di umili origini e dalla salute traballante, e dei sui parenti, soprattutto di quelli più strambi, dalle parabole esistenziali più sorprendenti. Ci racconta anche la grande storia, rievocando i bombardamenti dei cantieri navali dove il padre lavorava come elettricista, dei fascisti, dei partigiani, dei titini. Della decadenza di Trieste, che sotto l’impero austroungarico era una città fiorente, sotto il fascismo teneva botta grazie alle commesse belliche e che nel dopoguerra si ritrova ad essere non solo città contesa ma anche materialmente impoverita. In questa situazione claustrofobica, di ansia e insicurezza, Sergio Bologna non si chiude in un gretto provincialismo come altri suoi coetanei, ma con grande coraggio e intraprendenza, grazie a un’apertura mentale fuori dal comune, si ritaglia un ruolo di storico anomalo, che lo porterà ad interessarsi di musica, economia, sociologia, conflitti di classe, ma soprattutto alle culture che le varie classi sociali esprimono. Un memoir di grande valore, scritto da uno dei padri dell’operaismo italiano, che affascina per la grande umiltà, curiosità e sensibilità dell’autore.

Lorenzo Guadagnucci, Chiedo scusa se vi parlo del G8 di Genova, Altreconomia

Sono passati 25 anni dall’apice del movimento no global nel nostro paese. Un movimento composito, le cui istanze erano globali e non particolari, che si proponeva disegnare il futuro proponendo azioni e scelte molto concrete (la Tobin tax, che avrebbe dovuto tassare le transazioni finanziarie, l’azzeramento del debito dei paesi del terzo mondo per ridurne la sudditanza dal “nord del mondo”, il bando di ogm e dei brevetti sugli alimenti e animali, la tutela di suolo, acqua e aria). Ebbene, a un quarto di secolo da una delle più grandi manifestazioni popolari europee, dall’omicidio di Carlo Giuliani, dalle torture della Diaz e di Bolzaneto, dalle condanne esemplari di alcuni manifestanti e della sostanziale assoluzione dei torturatori in un contesto che Amnesty International ha definito “la più grave sospensione dei diritti democratici e umani in un Paese occidentale dal dopoguerra”, cosa resta? Tante buone idee di sicuro, idee che messe in pratica, avrebbero impresso un altra direzione a questo mondo in cui ora come ora dilaga la finanza più fuori controllo, l’aumento delle guerre per l’accaparramento di risorse nei paesi più disgraziati, l’accettazione dell’ideologia del mercato per cui ogni cosa e anche ogni corpo diventa merce, la catastrofe climatica e la negazione dei diritti dei popoli all’autodeterminazione e alla dignità. Lorenzo Guadagnucci in questo libro appena uscito per Altreconomia espone 25 tesi per ricordare le istanze ancora attualissime del glorioso “movimento dei movimenti” e per non dimenticare quanto avvenuto in quelle calde giornate genovesi, che hanno segnato nel bene e nel male una generazione.

Se vuoi che il tuo libro, fumetto o disco sia recensito inviane una copia a:

Pablito c/o Agenzia x via Ripamonti 13 20136 Milano

Lasciaci un commento